ORIGINI & STORIA DELLA LINGUA.

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Origini della lingua spagnola

Appartenente al gruppo delle lingue neolatine o romanze, la lingua spagnola o castigliana è la terza lingua più parlata al mondo (dopo l’inglese ed il cinese). Essa è una delle lingue ufficiali dell’Unione Europea, dell’Organizzazione degli Stati Americani e dell’Unione Africana.


In Spagna la lingua spagnola convive con altre tre lingue co-ufficiali, ossia il galiziano (Galego), il basco (Euskera) ed il catalano (Català e Valencià).

Le origini della lingua spagnola



Il latino diffuso dai Romani soffrì lungo i secoli delle trasformazioni generate da una parte dall’influenza delle lingue locali pre-romane, dall’altra parte dall'influsso delle lingue portate da altri popoli nel corso delle invasioni successive alla caduta dell’Impero Romano.



In origine, nella penisola iberica convivevano diversi popoli, tra i quali gli Iberi (nella zona centrale, da questi il nome “Iberia” alla penisola), i Baschi (al Nord-Est, la cui lingua sopravvive ancora oggi); i Fenici (al Sud, nel 1100 a.C. circa); i Liguri (ad Est) ed i Celti (nella zona centrale, insieme agli Iberi).



I Romani invasero per la prima volta la penisola iberica nel 218 a.C., ma vi si stabilirono da un punto di vista culturale, economico e militare solo a partire dall’anno 9 a.C..



Nella penisola conquistata dai Romani, il latino letterario divenne la lingua ufficiale per i comunicati scritti, ed il latino volgare la lingua parlata dal popolo, laddove quest’ultima lingua tendeva a semplificare la sintassi, la morfologia e la fonetica.

Una volta caduto l’Impero Romano nel V secolo d.C., le province rimasero isolate e l’unità linguistica andò persa, lasciando spazio al rinnovamento delle differenze dialettali e regionali che già esistevano in precedenza.



Attraverso le successive invasioni barbariche furono introdotti alcuni germanismi quali "orgullo", "falda", "sala", "estaca", ecc.

 

Dal 711 d.C. al 1492 d.C. gli Arabi invasero la penisola, ma nonostante la loro cultura evoluta ed i numerosi progressi da loro apportati soprattutto nelle regioni meridionali, questi non riuscirono ad imporre la propria lingua.



A ogni modo, una permanenza tanto lunga ha lasciato numerose tracce arabe nella lingua, nella cultura, nella gastronomia. Alcuni esempi di vocaboli di derivazione araba sono: almohada (cuscino), almacén (magazzino), zanahoria (carota), taza (tazza), ajedrez (scacchi), álgebra (algebra), jarabe (sciroppo).

Il consolidamento della lingua



Nel X secolo d.C. alcune piccole città appartenenti al Regno di León, nel Nord della Spagna, si unirono e formarono una regione fortificata detta “Castilla” (Castiglia, la regione dei castelli).



La presenza castigliana fu talmente forte e costante, linguisticamente ed economicamente, che si impose agli altri Regni del Nord.



Nel XV secolo d.C. avvenne l’unione dei due Regni più importanti, Castilla e Aragón, sancita dal matrimonio di Isabella e Ferdinando (chiamati in seguito i “Re Cattolici”). Da questo momento in poi si dichiarò il castigliano come lingua ufficiale della penisola unificata ed ebbe inizio, da Nord a Sud, la Reconquista.



Il primo documento letterario spagnolo risale al 1140 d.C. circa ed è il Cantar de mio Cid, poema epico formato da 3.733 versi, di autore anonimo. Il Cantar de mio Cid è l'interpretazione della realtà cristiana della Castiglia del X secolo. Il protagonista manifesta la sua origine cristiana e latina, che si esprime nella fede in Dio, nella devozione al proprio Signore, nell'affetto per la famiglia e in quei sentimenti di giustizia e perseverante pazienza che gli fanno affrontare le difficoltà.


Tra i primi e più importanti testi scritti in lingua castigliana o spagnola meritano una menzione anche “El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha” di Miguel de Cervantes, e “El Lazarillo de Tormes” di un autore anonimo.



Il primo libro di grammatica spagnola (ed anche la prima grammatica di una lingua moderna) è la Gramática de la Lengua Castellana, realizzata a Salamanca nel 1492 da Elio Antonio de Nebrija. Quando tale lavoro fu presentato a Isabella I di Castiglia, la regina chiese: ¿Para qué quiero una obra como ésta, si ya conozco el idioma? (Per quale motivo dovrei volere un'opera come questa, se già conosco la lingua?). L'autore rispose: Señora, la lengua es el instrumento del Imperio (Signora, la lingua è lo strumento dell'Impero).



Nel medesimo anno accaddero due eventi fondamentali: si riconquistò il Regno di Granada (a Sud della penisola, l’ultimo occupato dagli Arabi) e si scoprì il continente americano. Quest’ultima scoperta avrebbe poi portato all’espansione territoriale spagnola ed alla conseguente diffusione della lingua.

Lo spagnolo latino-americano



Nei paesi ispano-americani si parla lo spagnolo iberico (della Spagna del Nord e centrale), assumendo a livello fonetico varie caratteristiche che si incontrano anche nel Sud della Spagna (Andalusia), ma con alcune inflessioni linguistiche proprie quali: 

Arcaicismi



Alcune forme tradizionali non più in uso nella penisola Iberica sopravvivono tuttavia in America Latina come, ad esempio, la parola “lindo”, in vigore nello spagnolo peninsulare del XVII secolo e successivamente sostituita da “bonito”.

Prestiti linguistici



Alcuni paesi, che hanno vissuto nell'arco dell’Ottocento e Novecento una forte immigrazione, hanno ampliato il proprio lessico con numerosi termini di origine italiana ed, in minor misura, tedesca, polacca, russa e francese.

 

L’esempio più chiaro di questo fenomeno è costituito dalle varianti argentina ed uruguayana, nelle quali si ritrovano alcune forme comuni.



Si utilizza la forma “vos” al posto del “tú”, applicando generalmente le conseguenti forme verbali della seconda persona singolare, che nel presente indicativo e congiuntivo e nell'imperativo derivano da quelle della seconda persona plurale, con la scomparsa del dittongo e l'elisione della “d” (ad es.: Vos pensás (e non "piensas"), que vos pensés (e non "pienses"), pensá (e non "piensa"); nel castigliano di Spagna questo fenomeno lo troviamo in Cervantes.



I suoni di “ll” e “y” si interconfondono e suonano come la “j” francese di je, janvier o come la “sc” italiana di sciare, a seconda della zona.



Particolarmente in Argentina è molto comune l'uso quotidiano di parole di origine italiana, parallelamente all'equivalente in lingua spagnola:


Spagna            Italia             Argentina

cerveza                birra                  birra / cerveza

pierna                  gamba              gamba / pierna

trabajo                 lavoro               lavuro / trabajo



Si parla dunque della lingua spagnola, ma potremmo parlare delle “lingue spagnole”. Language Academy organizza corsi di spagnolo a Milano, rispettosi dell’universo ampio e diversificato della lingua spagnola.

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