Parole giapponesi intraducibili (I parte)

June 5, 2018

Molto più che una parola. Alcuni termini sono concetti, racchiudono in sé significati poetici, visioni del mondo, stralci di cultura.

La bellezza delle lingue sta anche in questa meravigliosa complessità; nel non poter tradurre ogni singola parola con una corrispondente in ogni lingua.

Scoprite con noi alcuni termini giapponesi che sono “intraducibili” letteralmente in italiano.

 

Shinrin-yoku: è un termine che indica la  sensazione di relax e giovamento che proveremmo se facessimo un “bagno nella foresta” (shinrin= bosco/foresta; yoku=farsi il bagno, immergersi). Una totale e profonda immersione nella natura in grado di farci stare meglio, i cui benefici sono dimostrati anche da un punto di vista “medico”. È stato infatti provato scientificamente che trascorrere alcune ore tra i boschi, respirando a fondo e passeggiando con consapevolezza, apporta un reale benessere al nostro corpo e alla nostra mente e può aiutare nella cura di stress e depressione.

Se siete interessati a conoscere qualcosa in più su questa pratica, potete leggere il bestseller “Shinrin-yoku – Immergersi nei boschi” del professor Qing Li, tra i massimi esperti al mondo di medicina forestale.

 

Wabi-sabi: è un’espressione che indica un preciso e caratteristico concetto spirituale ed estetico legato alla fragilità della bellezza e alla consapevolezza (e quindi alla successiva accettazione) della caducità di ogni cosa.

Sarebbe un errore però associare questa idea a qualcosa di meramente fisico o pensare che abbia un significato negativo. Wabi-sabi è, piuttosto, un saper guardare oltre le stranezze, le imperfezioni e il tempo per riscoprire una nuova e diversa eleganza nelle cose. A questo termine si associa anche un’idea di qualcosa di intimo e privato, un sentimento che non ha a che fare con l’esteriorità ma che riguarda invece un’armonia interiore.

Andrew Juniper afferma che "se un oggetto o un'espressione può provocare dentro di noi una sensazione di serena malinconia e un ardore spirituale, allora si può dire che quell'oggetto è wabi-sabi”.

 

Kyōiku mama: letteralmente “madre educazione” . È una parola che ha un’accezione negativa e si riferisce all’atteggiamento particolarmente insistente di alcune madri che spingono i propri figli a studiare più del dovuto per primeggiare nella carriera scolastica.

In Giappone è una pratica abbastanza diffusa ed è stata causa di molti problemi perché i bambini imparano a vivere la scuola come una continua sfida e si sentono costretti ad emergere a tutti i costi.

Un concetto che ci riporta alla mente lo “studio matto e disperatissimo” di Leopardi, ma questa volta imposto e non scelto.

 

Komorebi: chiudiamo questa prima parte con un meraviglioso termine che poteva nascere solo in un luogo magico come il Giappone, dove cuore e natura non sono mai separati. Komorebi  indica la luce che filtra tra le foglie degli alberi, una luce che “piove/gocciola” attraverso chiome in fiore o rosse e sottili foglie autunnali, mai violenta, sempre delicata e suggestiva, specchio del Paese che ha creato questo nome.

 

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